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5 novembre 2012

SI E' SVOLTO NELLA SALA DEL COMMIATO DEL CIMITERO MONUMENTALE DI PERUGIA IL FUNERALE DEL MAESTRO ETTORE SORDINI


COMUNE DI CAGLI
ASSESSORATO BENI E ATTIVITA' CULTURALI

Si è spento il maestro Ettore Sordini: l'artista patafisico dell'essenza, l'estroverso intellettuale dei nessi imprevedibili ma sempre illuminanti, il raffinato dotto affabulatore a tratti volutamente paradossale che sapeva ricercare gli inediti punti di vista.
Colpito da un male incurabile ha vissuto il calvario della malattia quasi con distacco assistito in questi lunghi mesi amorevolmente dalla moglie Maria Vittoria Dierna e dal figlio Federico e seguito con grande affetto dai tanti amici, delle più diverse estrazioni sociali culturali e generazionali, che lo hanno stimato e amato.
Di questi, uno rimasto anonimo, nelle ultime sere lo ha vegliato per un po' nella sua camera in ospedale a Fossombrone. Poi ha chiesto all'efficiente e gentile personale di servizio una matita con cui ha scritto sul muro "l'infinito ti attende - l'Italia ti ama - grazie Ettore".
Nel 2010 la città di Cagli ha conferito ad Ettore Sordini il Premio dell'Angelo anche quale riconoscimento al suo indubbio magistero esercitato in vari periodi storici a Cagli, al suo attaccamento alla città paterna per la quale ha saputo esprimere gesti di eloquente generosità.
"Cagli piange - afferma il Vice Sindaco con delega ai Beni e Attività Culturali Alberto Mazzacchera - una delle sue più straordinarie personalità. Un artista precoce che aveva esordito a vent’anni al fianco di Lucio Fontana, sodale delle migliori energie creative del tempo. È stato un autore coltissimo di un’espressione artistica capace di variare dalla pittura alla struttura nel segno di un’alta elaborazione concettuale. Coloro che hanno avuto la fortuna di conoscere l'artista dotto, l'intellettuale raffinatissimo e l'uomo generoso sanno quanto sia grave e incolmabile la perdita di Ettore Sordini".
Il funerale si è svolto nella Sala del Commiato del Cimitero Monumentale di Perugia sabato 3 novembre.
I tanti amici insieme ai parenti più stretti lo hanno ricordato e salutato per l'ultima volta con le note delle musiche del padre Giuseppe: prima tromba al Teatro alla Scala con il maestro Toscanini.














Nel rimandare alle notizie biografiche su Ettore Sordini,si acclude di seguito la motivazione del Premio conferitogli nel 2010 dalla città di Cagli.



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PREMIO DELL’ANGELO – CITTA’ DI CAGLI
AL MAESTRO ETTORE SORDINI
IV EDIZIONE – 2010

MOTIVAZIONE DEL PREMIO ASSEGNATO DAL CONSIGLIO COMUNALE DI CAGLI CON DELIBERA DEL 28 APRILE 2010

Gli anni indelebili di Milano (dove nasce nel 1934) segnano la formazione di Sordini che studia all’Accademia di Brera e frequenta l’atelier di Cesare Peverelli ponendo nel bagaglio della sua arte quei “brividi del pennello”.

Artista precoce, esordisce in una Milano scossa da fremiti di grande vitalità creativa: dove, dopo l’esperienza futurista, era nato un coacervo di artisti le cui idee originali risentivano favorevolmente del magistero e del fascino di Fontana.

E proprio Lucio Fontana lo invita nel 1954 a partecipare alla Triennale di Milano. In questo periodo Sordini sviluppa una pittura parasurreale vicina a quella coeva di Piero Manzoni.

Nel 1956 con Manzoni, Zecca e Corvi Mora redige il primo di una vibrante serie di manifesti.

Nel 1957, in piena atmosfera nuclearista, è lo stesso Lucio Fontana a presentare la mostra collettiva di Sordini, Manzoni e Verga.

La pittura di Sordini decanta progressivamente il valore materico e si rarefà sempre di più. Nel 1959 inizia l’allontanamento da Manzoni e cresce in Sordini l’interesse per il segno esile e scarno, primario ma sinuoso, e per una cromia tenue, quasi impalpabile.

Nel 1962, gli ex nucleari Sordini e Verga con gli ex-naturalisti Ferrari e Vermi, ma anche con La Pietra e il poeta Lùcia come teorico, danno vita a il Gruppo il Cenobio: tentativo estremo di opporsi sia alle tendenze nichilistiche e ipercritiche nei confronti della pittura e sia all’incipiente invasione della cultura artistica americana che con il successo della Pop Art segnerà la fine del microclima milanese legato alle avanguardie europee. Allora i milanesi, scrive Fulvio Abbate, andavano evocando “la valenza magica di un scrittura epigrafica sommersa, ma anche il silenzio spaziale” con “intatti i ferri del mestiere” del pittore.

Gli artisti del Cenobio rappresentano il terzo volto della reazione milanese all’Informale, parallelamente a quello nichilista-manzoniano e a quello costruttivo-oggettuale. Piattaforma operativa comune è l’interesse per il segno raffreddato e ridotto all’essenziale.

L’orientamento verso il segno, del resto aveva già contraddistinto in Italia gli esperimenti di quel gruppo romano in cui emergevano tra gli altri: Capogrossi, Sanfilippo, Carla Accardi.

Ancora una volta è Sordini a fare da ponte tra le due situazioni, quella milanese e quella romana dove si trasferisce dopo lo scioglimento del Cenobio.

Del pittore, artista coltissimo e uomo di mondo, il poeta Alberto Lùcia scrive che segue “il mestiere difficile d’assorbire l’idea nel segno stesso della sua bellezza, inebriandosi di questa”.

Nel 1966 partecipa alla Biennale di Venezia. Per Sordini la geometria diviene sempre più perno di un’emozionalità tanto intensa quanto rattenuta, fino a farsi realmente tridimensionale gioco di spazi.

Sulle sue tele sembra appalesarsi l’attimo di “quando le cose non sono ancora tali, quando le cose iniziano a esistere”. Perché con Sordini il vero nucleo sta “nel restituire con pochi segni l’essenza delle cose”.

Quello che il divino Villa amabilmente definisce il “più balengo e più eroico dei pittori di alta quota” fa dell’ironia la chiave di volta del suo sistema estetico ed esistenziale.

Chiuso nel suo studio “Ettorino” dispiega “una scrittura, primaria condensata estrosissima, sempre autre. Un segno assediato dal nulla, assorto preciso inconsueto, simile a quello dei disegni di Duchamp, a un paesaggio appena stenografato”. Ma a ben vedere (prosegue Longari) “aldilà del soggetto, dell’immagine, nei suoi quadri continua ad essere protagonista soprattutto lo spazio, uno spazio particolarmente nudo e assopito”.

Magistralmente sa “insidiare la soglia del guardare” sgranando un linguaggio autentico frutto di un lungo percorso sapienziale.

Il Premio a Ettore Sordini è anche il riconoscimento al suo indubbio magistero esercitato in vari periodi storici a Cagli, al suo attaccamento alla città paterna per la quale ha saputo esprimere gesti di eloquente generosità.

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