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5 aprile 2012

VENERDI' SANTO, VENERDI' DELLA SINDONE

Il lenzuolo che secondo la tradizione avvolse il corpo di Gesù.




E' di Venerdì Santo che la Sindone s'ammanta d'un significato altrimenti impossibile a cogliersi. Pregiato telo funerario conservato a Torino, essa mostra l'impronta frontale e dorsale d'un uomo crocifisso ma ancor prima flagellato e coronato di spine e, a morte sopraggiunta, ghermito da un colpo di lancia al costato. A tutt'oggi, i tentativi di riprodurla si sono dimostrati velleitari, al punto che la scienza, in barba ai suoi mezzi sofisticatissimi, ha dovuto onestamente riconoscere la sua attuale impossibilità a comprenderne la formazione dell'immagine. Dal momento che inverte i chiaroscuri, la Sindone è un negativo naturale. Ecco perché il suo negativo fotografico, negativo d'un negativo, restituisce il positivo. Cosa questa che ha permesso di cogliere un numero imprecisato di particolari anche minimi, quali ad esempio le microtracce di aragonite contenuta nel terriccio di Gerusalemme. In totale disaccordo con la iconografia corrente, la Sindone mostra che i chiodi sono stati conficcati nei polsi e non nei palmi; che non una corona ma un casco di spine è stato messo sul capo del condannato e che al trasporto della croce intera ha fatto posto quello del solo palo orizzontale (patibulum). Sotto le macchie sanguigne non vi è impronta; ciò significa che essa si è formata soltanto dopo il loro versamento. Il sangue, inoltre, è risultato essere del gruppo AB. Sottoposta nel 1988 ad una indagine col metodo del radiocarbonio, la Sindone fu dichiarata un falso risalente ad una data compresa tra il 1260 ed il 1390. Dato per inappellabile, lo strombazzato verdetto s'è presto dimostrato inaccettabile per la mancata pulizia d'un campione altamente inquinato da lichenotelia, una patina trasparente e gelatinosa formata da funghi e batteri.
Leone Pantaleoni

Sindonologo

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